Archivio perpoesia

Stella del giorno

Volevo fare uno squisito esercizio di scrittura.

Placidamente ricordare, sorridendo, una casa vicina di felicità. E dormire, e ridere, e non pensare, non avere responsabilità – nemmeno la più piccola- studiare, amare, cristalli che cinguettano e vivere. E no, non era così.

Volevo ricordare, vibrando, ore notturne passate sul balcone, a guardare le stelle e contarle prima di dormire, che non finivano mai, per questo le contavi. Farfalle, nello stomaco e d’intorno, guardarle volare via (“e il suon di lei”) e non sapere se piangere, ridere, non far nulla, solo guardarle andare con una vena di nostalgia negli occhi, tristi, vittime del “sarebbe stato” di un sogno all’ennesima potenza.

Sbronze ridarole e panini che parlavano. O forse non erano loro, non era nessuno. E sola,  immaginavo, perchè contar le stelle e guardarle e sognare è niente, le mie stelle sapevano di panini parlanti. Che ascoltavo mangiare.

Ed ero felice.

 

En passant


Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non farà mai
un cavaliere del lavoro,
io sono d’un’altra razza,
son bombarolo.